martedì 22 luglio 2014

Matrimonio in stile Vintage. Vintage Wedding.


ATMOSFERE VINTAGE

"Il passato è la sostanza di cui è fatto il tempo".
Jorge Luis Borges, L'Aleph, 1949

"Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale".
Cesare Pavese, Terra d'esilio, 1953 (postumo)

Quattro epoche e quattro ambientazioni diverse per rivivere il sapore del passato nel giorno delle proprie nozze. Col termine “vintage”, che tanto va di moda oggi, in realtà possiamo riferirci ad epoche e ambientazioni molto diverse tra di loro: dall’800 (o perché no, anche prima) fino agli anni ’70 del secolo scorso. Qui si si sono scelte epoche che vanno fino agli anni ’20 del ‘900. 
Non c’è quindi che da scegliere e chiaramente sarà l’abito che detterà il tema di tutta la cerimonia. Se ci si vuole spingere per delle nozze ambientate nel '800, ad esempio, sarà adatto un abito accollato con colletto, maniche e busto attillati e gonna ampia. 
Se invece preferiamo un’atmosfera vintage ma allo stesso tempo campestre, andrà bene un abito a balze in pizzo sangallo. 
Per gli anni ‘20-‘30, epoca del charleston, abitini con frange, fasce ornate da perle o strass come acconciatura (che sarà rigorosamente adatta all’epoca), boa di struzzo e scarpe con cinturino alla caviglia.

Possiamo anche attingere, se ne abbiamo la fortuna, ad abiti di nozze appartenuti alle donne della nostra famiglia, magari rimettendoli un poco a nuovo. Avranno così tutto il sapore del passato e il ricordo degli affetti familiari…

Chiaramente ogni altro dettaglio sarà adattato al tema scelto, dal mezzo che condurrà la sposa alla cerimonia, alle partecipazioni, alla location scelta per festeggiare con amici o parenti, i quali apprezzeranno di trascorrere insieme a voi questo giorno importante facendo un salto nel passato...


Sabina Edir





mercoledì 16 luglio 2014

Compagni di viaggio.

LA NOSTRA FAVOLA.

Comincio a raccontare delle nostre nozze, ossimoricamente, dalla fine, ossia dal momento in cui io mi accingo a scrivere e a perdermi nei ricordi, al rientro dalla luna di miele.
Anzi, a ben vedere, è solo l'inizio di un'altra storia. La più avvincente.



Foto by Francesca Guerrini


Nel silenzio della notte

io ho scelto te.
Nello splendore del firmamento, 
io ho scelto te.
Nell'incanto dell'aurora,
io ho scelto te.
Nelle bufere più tormentose, 
io ho scelto te.
Nell'arsura più arida,
io ho scelto te.
Nella buona e nella cattiva sorte, 
io ho scelto te.
Nella gioia e nel dolore, 
io ho scelto te.
Nel cuore del mio cuore, 
io ho scelto te”.

S. Lawrence



La nostra promessa di nozze.
Parole prese in prestito dall’altrui poesia, tuttavia sentite profondamente nostre, nell’istante infinito in cui ci guardavamo negli occhi, leggendo ogni verso a turno, fino a giungere all’ultimo, proclamato all’unisono.
Parole il cui significato mille altre volte, prima di allora, avevamo detto e ribadito, a nostro modo, con il nostro linguaggio, così diverso l’uno dall’altro. Lui, con la sua voce bassa, ma virile, e con le sue prolungate pause di silenzio; io, con il mio fluire incontenibile di sinonimi e contrari, di figure retoriche, di urla, risate e lacrime.
Ci siamo scelti nel viaggio della vita, un viaggio da fare un due, senza bussola, intenti a non naufragare nella tempesta o a non cedere lungo una scalata impervia, ma, soprattutto, vogliosi di non perdersi la bellezza estasiante dell’oceano e delle terre da scoprire. Insieme.

Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero”.
Albert Einstein

Ma, poiché non di sole metafore vive l’uomo…siamo di ritorno da un viaggio reale, di quelli compiuti trascinando valigie cromate ma graffiate, di quelli che non risparmiano corse affannose all’aeroporto, ma che donano cuore e mente leggeri e in pieno relax. Una luna di miele tanto agognata, che si è rivelata perfino superiore alle nostre aspettative.
Dove? Ai Caraibi,  in crociera lungo coste baciate dal sole, al ritmo di salsa e merengue!

Emma Fenu















martedì 1 luglio 2014

La campagna di una volta. Old country life.


LA CAMPAGNA DI UNA VOLTA….

E’ vero, l’indulgere nostalgico verso quello che non c’è più spesso non tiene conto che mancavano tante cose un tempo di cui ora non potremmo fare a meno: le comodità, la possibilità di curarsi, il maggiore igiene, l’emancipazione delle donne, ecc. 

Ma qui ci si vuole soffermare sul “buono” che abbiamo perso, sul contatto con l’ambiente che ci circonda e l’amore per le cose semplici e genuine. Sul piacere di fare le cose con tempo e di seguire i ritmi della natura. Sulla soddisfazione nel veder crescere ciò che si era seminato e che si attendeva con pazienza e speranza. L’attesa, la capacità di trarre piacere dal poco, la sobrietà, il rispetto per le generazioni passate, sono alcune tra le cose che dovremmo recuperare.

Era un mondo legato alle stagioni, dove le stagioni si vedevano anche nella minestra della sera, che cambiava sapore a seconda di quello che l’orto offriva. Ed era anche legato al sole, perché ci si alzava insieme ad esso e ci si ritirava in casa quando era tramontato. Era un mondo fatto anche di silenzi, dove nelle serate di inverno ci si annoiava davanti a un fuoco o si occupava il tempo a raccontarsi i fatti del giorno. In questo mondo il pane si cucinava in casa così come in casa si preparavano molte altre cose, e la merenda era fatta di pane e un poco di marmellata, se c’era (il pane era scuro ovviamente, perché la farina bianca era un lusso per i “signori”) , e donne e bambini stavano insieme in cucina, a preparare i dolci per i giorni di festa.

I panni si stendevano all’aperto, cullati dal vento e baciati dal sole, e sapevano di sapone pulito e di lavanda (quella vera, non quella dell’essenza aggiunta nei detersivi).

E l’uomo allora era circondato dalla pietra, dal legno, da materiali duri e eterni, e dalle buone e poche cose che la natura offriva.


Sabina Edir